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"Non mi sono accadute che cose inaspettate. Molto avrebbe potuto essere diverso se io fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono." Carl Gustav Jung

domenica 6 maggio 2012

Dallo Scoglio alla Padella

Nel 600 a.C. il cinese Sze Teu scriveva: "Alcune alghe sono una pietanza prelibata adatta all'ospite più importante, perfino a un re". Oggi sono una ventina le alghe usate normalmente nella cucina giapponese.
Le specie più comuni sono le Porphyra, le Laminaria e le Undaria. Note rispettivamente come nori, kombu e wakame, stanno lentamente entrando nelle dispense europee più come integratori e medicine naturali che come ingredienti di cucina, ma il loro valore è indiscusso.
Il nori è forse il più noto, usato in sottili strati disseccati per avvolgere alcuni tipi di sushi. Venduto in fogli, può essere tostato e sbriciolato sulle insalate, sui piatti di pesce. Se immerso nell'acqua e reidratato, è un'ottima verdura da mangiare con il riso o in aggiunta alle zuppe. Contiene il 30% di proteine, molti sali minerali e iodio. Il suo contenuto di vitamina C è una volta e mezzo quello delle arance.
Il kombu, seccato e polverizzato, viene aggiunto ai cibi di ogni tipo con la stessa logica della polvere di curry: per aromatizzare carni e verdure, per insaporire il riso. Aggiunto ai legumi ne aumenta la digeribilità. E' un ottimo esaltatore di sapidità, ma a differenza del glutammato non ha alcuna controindicazione, anzi: è una fonte di minerali e viene quindi usato anche in infusione come il tè per dare origine al famoso kombucha.
Il wakame viene usato reidratato. Ingrediente immancabile nella cucina giapponese, si aggiunge principalmente alle zuppe e ai brodi, o come dessert se zuccherato. Favorisce la produzione nell'organismo della proteina UCP1, che ha la preziosa virtù di bruciare i grassi che si accumulano intorno agli organi interni.


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