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sabato 16 giugno 2012

Le 5 leggi biologiche scoperte dal dott. Hamer: evoluzione verso il nuovo paradigma (terza parte)


Dalla storia dell’orso di William James, quindi, arriviamo alle conoscenze attuali della neurobiologia in merito al cervello emotivo.
Queste possono essere così riassunte:
·         Le emozioni sono una risposta complessa dell’organismo ad uno stimolo sensoriale che proviene dall’esterno o dall’interno. Esse sono prodotte automaticamente dal cervello, sulla base della percezione di uno stimolo “emozionalmente adeguato”. “Tutta la catena d’eventi è innescata dalla presentazione di un oggetto adatto, lo stimolo emozionalmente adeguato. L’elaborazione di quello stimolo, nel contesto specifico in cui si manifesta, conduce alla selezione e all’esecuzione di un programma preesistente: l’esperienza emozionale” (Damasio, 2003). Il cervello, cioè, è predisposto dall’evoluzione a rispondere a determinati stimoli, con specifici repertori d’azione, anche se può rispondere a molti altri stimoli che, per apprendimento nel corso delle esperienze di vita sono divenuti emotivamente significativi (Damasio, 1994). In altri termini esistono determinati stimoli che appartengono alle codifiche nella specie tramandate geneticamente; al tempo stesso, durante la vita, determinate esperienze possono imprimere nella memoria l’acquisizione che un determinato stimolo è significativo in termini di sopravvivenza per l’individuo: è il caso,ad esempio, delle esperienze traumatiche, in grado di sensibilizzare l’organismo ad una risposta secondo il meccanismo descritto da Pavlov del condizionamento operante.
·         L’attivazione emotiva avviene mediante un meccanismo del tipo “chiave-serratura”: uno stimolo emotivamente significativo funge da chiave nel dispiegamento della risposta emotiva – che funge, pertanto da serratura. In altri termini, non tutti gli stimoli attivano una risposta, ma soltanto quelli per i quali esiste una “serratura”. Questo meccanismo spiega il funzionamento degli istinti: ad esempio un individuo che risponde a determinate caratteristiche del “partner sessuale” sarà in grado di generare una risposta d’eccitazione, chiamata istinto all’accoppiamento. Al tempo stesso questo meccanismo spiega le basi neurobiologiche del costruttivismo, una corrente di pensiero che riconosce quanto la conoscenza non è un processo assoluto ma è “creata” dall’osservatore: non conosciamo il mondo per quello che è ma, sulla base delle nostre categorie, isoliamo la nostra esperienza del mondo (Maturana e Varela, 1987)
·         Il risultato delle risposte emotive è una modificazione dello stato del corpo che viene registrato a livello cerebrale in mappe di quello specifico stato corporeo. L’emozione, cioè, è la mappa del corpo in un determinato stato, una sorta di fotografia delle condizioni “viscerali” dell’organismo in un determinato momento. Ad esempio, quello che noi chiamiamo “tranquillità” corrisponde ad una percezione del nostro corpo in un determinato stato, appartenente, generalmente, alla categoria delle sensazioni gradevoli, mentre ciò che chiamiamo paura, invece, corrisponde ad uno stato corporeo ben differente che, generalmente appartiene alla categoria delle sensazioni spiacevoli, che, quindi, ci spingono ad intervenire per modificare la situazione che lo determina. Antonio Damasio ha, a questo riguardo, ipotizzato la teoria del cosiddetto “marcatore somatico”, una sorta di immagine o rappresentazione sensoriale che viene integrata nella memoria implicita quando uno stimolo è o diventa emotivamente significativo. Quando lo stimolo compare, non serve, come sosteneva William James che si attivino delle risposte di retroazione da parte del corpo, rivelatesi troppo lente per generare un sentimento: è sufficiente che lo stimolo attivi l’immagine dello stato corporeo – il marcatore somatico – per avere la percezione cosciente di una emozione (Damasio, 1994).
·         Inoltre, sappiamo con certezza che il cervello emotivo opera sostanzialmente a livello inconscio e produce risposte dirette sul corpo, di tipo viscerale, mediate dal sistema nervoso autonomo. La modificazione dello stato del corpo che viene registrata nella risposta emotiva è determinata da un’azione diretta sugli organi e tessuti, attraverso la loro innervazione autonoma. Un aumento improvviso del tono simpatico produce ad esempio…
·         Tutte le risposte emotive hanno la funzione di regolazione e adattamento dei processi vitali e di attivazione di una risposta adeguata alla richiesta ambientale ai fini di promuovere la sopravvivenza. Gli organismi viventi, in altri termini, sono costituiti in modo da mantenere la coerenza delle proprie strutture e delle proprie funzioni, a dispetto delle numerose circostanze che possono metterne a rischio la vita. Le risposte emotive appartengono a quei dispositivi contenuti nei circuiti cerebrali che, una volta attivati dal verificarsi di particolari condizioni interne o esterne, puntano alla sopravvivenza e al benessere dell’organismo.
·         Le risposte emotive non sono determinate da un unico sistema emotivo: si attivanosistemi differenti da stimoli emotivi diversi (LeDoux, 1996). Così come esiste un sistema della paura, così esiste un sistema per procacciarsi il cibo o per l’accudimento dei cuccioli. Ogni emozione, cioè, attiva un determinato sistema! Hamer ha dedotto questo aspetto notando direttamente sulla TAC l’interessamento di aree specifiche e sempre precise a seconda del contenuto emotivo vissuto dall’individuo.
·         Così come a livello cerebrale si attivano aree diverse, anche il sistema nervoso autonomo, che controlla le viscere, reagisce selettivamente e attiva organi diversi. In uno studio del 1992, Levenson ha mostrato come si possano addirittura distinguere le varie emozioni (rabbia, paura, disgusto, tristezza, felicità, sorpresa) proprio misurando le diverse risposte del sistema nervoso autonomo, come la temperatura della pelle, la frequenza cardiaca, ecc. (Levenson, 1992). A stimoli diversi, quindi, corrispondono attivazioni cerebrali diverse, che corrispondono ad emozioni diverse, che corrispondono ad attivazioni viscerali diverse: sembra qualcosa che ricorda proprio la legge ferrea del cancro! Nello specifico, inoltre, si attivano i sistemi che sono deputati ad una determinata funzione. Un determinato sistema viene attivato quando è implicata la funzione per cui quel sistema è deputato, ad esempio il sistema della paura per la difesa, il sistema dell’accudimento per la cura della prole, il sistema sessuale per l’accoppiamento, e così via. Le emozioni, quindi, rappresentano la parte di un meccanismo complesso, che si è evoluto intelligentemente nel corso del tempo; esse sono funzionali alla sopravvivenza in quanto producono risposte precise e sensate sulla base del tipo di stimolo, generando delle spinte all’azione per favorire l’adattamento.
·         Quando tali reazioni arrivano alla coscienza abbiamo quell’esperienza consapevole denominata emozione cosciente o sentimento. Le emozioni hanno lo scopo di fornire risposte adattative immediate; appartengono a dispositivi antichi nella storia dell’evoluzione, ben precedenti lo sviluppo della capacità di “provare” sentimenti, per i quali, oltre alla funzione della coscienza è necessario anche la costituzione della coscienza di un sé. I sentimenti, dal punto di vista evolutivo, avrebbero quindi, una funzione “superiore” alle emozioni e, nello specifico la possibilità di una valutazione migliore e ponderata in merito a decisioni complesse (Damasio, 2003). I sentimenti, quindi sono un sistema per elaborare risposte più precise ma che necessitano di un tempo relativamente lungo.
·         I sentimenti rappresentano, quindi, una dotazione dell’evoluzione finalizzata alla possibilità di risolvere problemi complessi o prendere decisioni che richiedono tutta una serie di valutazioni a lungo termine e comparative; l’organismo rimane, tuttavia, dotato dei meccanismi filogeneticamente più antichi e più rapidi, anche se meno precisi. LeDoux parla delle cosiddette “vie alte” e “vie basse” di elaborazione. La via bassa di elaborazione, che nel caso della paura, ad esempio, coinvolge l’amigdala, è in grado di attivare delle risposte automatiche di tipo viscerale, senza la mediazione dell’elaborazione cosciente. La “via bassa” corrisponde alla storica reazione d’allarme, già studiata da Cannon. Per fare un esempio della differenza tra una risposta “alta” ed una “bassa”, basti pensare, ad esempio a cosa succede quando immergiamo la mano in un recipiente con dell’acqua che si sta riscaldando. Sentendo il calore che sale, arriveremo ad un determinato momento in cui ci accorgeremo che la temperatura è troppo calda e dovremo ritirare la mano (reazione mediata dall’esperienza cosciente); ma nel caso in cui mettessimo la mano in un recipiente d’acqua bollente, senza saperlo, avremmo una risposta di retrazione immediata della mano, automatica, ancor prima di essercene accorti (via bassa di elaborazione). Gli eventi emotivamente significativi che giungono inaspettati vengono, quindi, processati da vie nervose dirette ed immediate, in grado di attivare delle risposte viscerali, ancor prima che la nostra coscienza possa tranquillamente rendersene conto. In questi casi, non abbiamo il lusso di poter decidere mediante una valutazione emotivamente cosciente, ma la decisione viene presa dal programma emotivo che, nello specifico, lo stimolo ha attivato.
La malattia non è “qualcosa”
Con le recenti acquisizioni delle neuroscienze, abbiamo tutti gli elementi per comprendere cosa succede in quel momento in cui scatta la DHS (Sindrome di Dirk Hamer), che Hamer ha identificato come l’origine di tutte le malattie. Diventano, ora, facilmente comprensibili gli enunciati esposti nella Legge ferrea del cancro:
Ogni programma speciale, biologico e sensato (SBS) inizia con una DHS (Sindrome di Dirk Hamer), cioè con uno shock conflittuale gravissimo, inaspettato, altamente drammatico vissuto con un senso d’isolamento, contemporaneamente su tre livelli: nella psiche, nel cervello e nell’organo. Una chiave speciale, apre una serratura speciale! Uno stimolo emotivamente adeguato attiva una via diretta di risposta, senza la mediazione della coscienza. L’intelligenza evolutiva dell’organismo viene in aiuto quando le circostanze colgono impreparato l’individuo (o l’animale, visto che, da questo punto di vista, i meccanismi di salute e malattia sono identici). Hamer sottolinea con enfasi il concetto di “inaspettato”: la DHS, con l’attivazione conseguente delle catecolamine, diventa, così, la prima risposta automatica, preconfezionata dalla natura per predisporre l’organismo ad una risposta efficace.
Nell’istante della DHS, il contenuto del conflitto biologico, ovvero la maniera in cui la persona percepisce un determinato evento, determina sia la localizzazione del SBS nel cervello con il cosiddetto Focolaio di Hamer, sia la localizzazione nell’organo come cancro o malattia oncoequivalente. La reazione emotiva specifica di un determinato sistema emotivo che, oltre a produrre risposte viscerali specifiche, interessa localizzazioni cerebrali specifiche! Hamer giunge a questa conclusione dall’osservazione diretta dell’interessamento cerebrale mediante le immagini da tomografie computerizzate del cervello. Ora sappiamo anche dalla neurobiologia che non esiste un unico sistema emotivo, ma ogni emozione ha un suo particolare sistema, con interessamento di aree cerebrali specifiche. Inoltre sappiamo che ogni emozione è in grado di attivare risposte viscerali specifiche, coinvolgendo organi e tessuti specifici. La scelta dell’organo, quindi, non è casuale o determinata da ipotetici “difetti costituzionali”: vengono attivati proprio quegli organi la cui funzione è implicitamente coinvolta nel contenuto emotivo dello shock. Proprio come nel caso personale di Hamer dove, avendo subito una DHS dalla perdita del figlio, si è attivato un funzionamento “speciale” proprio nell’organo legato alla riproduzione maschile, cioè il testicolo.
Il decorso del programma SBS è sincrono su tutti i livelli (psiche – cervello – organo) dalla DHS fino alla soluzione del conflitto, compresa la crisi epilettoide nel punto culminante della fase di riparazione e il ritorno alla normalità. Vi è una compartecipazione di sistemi cerebrali e sistemi viscerali che seguono l’andamento dell’efficacia adattativa della risposta, di cui il livello dell’esperienza emotiva è testimone: fintantoché la risposta non è efficace, il vissuto rimarrà “conflittuale” e il programma attivo, con l’effetto di un funzionamento viscerale simpaticotonico, solo quando la risposta sarà efficace verrà percepita emotivamente come “conflittolisi” (“il problema è, finalmente, risolto!”) con l’evoluzione del programma nella direzione del recupero e della riparazione, con l’effetto di un funzionamento viscerale vagotonico, fino al ripristino della normalità.
Con la legge ferrea del cancro, crolla, quindi, l’idea millenaria che la malattia è un’entità: la malattia non è qualcosa, ma un programma di funzionamento speciale di organi e tessuti, tipico di una funzionalità modificata di tipo neurovegetativo; come lo definisce Hamer è un funzionamento speciale, finalizzato ad uno scopo biologico, in quei frangenti ove non abbiamo altra possibilità di risposta, in quello stato di inibizione dell’azione che già Laborit aveva individuato come pre-condizione di malattia. Il sistema nervoso autonomo o vegetativo, però, non altera il “terreno” su cui s’impianta un’entità denominata malattia, come sostiene da sempre la Medicina Psicosomatica, ma modifica direttamente il funzionamento degli organi, dal momento che direttamente sono regolati da esso.
La malattia non è, quindi, un “parassita” cattivo della natura ma corrisponde alla modificazione funzionale di quello stesso “terreno” così caro agli psicosomatisti, cioè degli organi e dei tessuti. La modificazione avviene con una sequenza precisa e sensata e assolve al compito biologico implicito nel contenuto emotivo-viscerale dello shock. Ad esempio: perdo un figlio, devo riprodurmi; oppure: ho inghiottito qualcosa di indigesto, devo digerire di più; oppure: qualcosa mi ha intossicato, devo evacuare e rigettare subito, e così via.
Un vero e proprio cambio di paradigma!
Oltre il dualismo mente-corpo, una visione olistica.
Le leggi biologiche del dott. Hamer ribaltano totalmente il vecchio paradigma della malattia, intesa come qualcosa di sbagliato, un difetto o un attacco che fosse; ma ribaltano totalmente anche il vecchio paradigma nel quale mente e corpo sono due entità separate.
La malattia è un processo di funzionamento speciale dell’organismo. La DHS è la chiave che apre questo processo denominato “programma SBS”. Un evento emotivamente significativo attiva una risposta automatica per facilitare l’adattamento.
Ma la chiave non esiste se non in relazione alla sua serratura e, come sostiene Damasio, “non c’è mente senza il corpo”. La DHS, quindi, non è un evento slegato dal programma SBS; la DHS è intrinsecamente legata, o, come direbbe Maturana, “strutturalmente accoppiata”, in quanto stimolo iniziale, al programma SBS. Proprio come un lato di una medaglia è strutturalmente accoppiato con l’altro. La mente, corrisponde, di fatto, all’evento fisico: l’evento psichico, infatti è un lato della medaglia dove l’altro lato è rappresentato dalla configurazione neuronale attivata di una mappa corporea in uno stato particolare.
“Non c’è mente senza il corpo”: questo visione che, finalmente, connette, anziché separare, è magnificamente condensata nel terzo assunto della legge ferrea di Hamer. Il programma SBS procede in maniera sincrona sui tre livelli psiche, cervello organo: tre facce della stessa medaglia.
Ma c’è di più! Il superamento del dualismo mente-corpo ci apre, anche, una visione filosoficamente nuova: ci porta ad una comprensione ancora profonda del paradigma olistico, che dagli inizi del secolo scorso, con le acquisizioni della fisica quantistica, della cibernetica e di altre discipline ha lentamente e gradualmente iniziato a far scricchiolare tutta l’impalcatura dualistica su cui si è fondato il pensiero occidentale, filosofico e scientifico, negli ultimi secoli. Sinonimi di “paradigma olistico” sono: “paradigma sistemico”, oppure “relazionale”, oppure “ecologico” (Capra, 1996). Non è sufficiente, quindi, aggiungere uno psicologo ad un’equìpe per avere un approccio olistico al paziente! È necessario entrare in un paradigma di pensiero completamente diverso, e questo vale per chiunque si avvicini al paziente: infermiere, medico o psicologo che sia.
Una visione olistica comporta necessariamente il superamento anche del dualismo spirito-materia.
Cosa caratterizza gli organismi viventi dagli oggetti? Qual è la differenza tra la sostanza “animata” e quella “inanimata”? Per Gregory Bateson, uno degli scienziati che maggiormente hanno segnato la storia del pensiero del secolo scorso, ciò che distingue i fenomeni puramente materiali dagli organismi viventi è che questi ultimi hanno la capacità di trattare le informazioni, mentre nel mondo materiale, non vivente, si reagisce alle forze, agli impatti e agli scambi di energia.
Ma, cos’è un’informazione? Bateson sostiene brillantemente che “un’informazione è la differenza che fa la differenza”, cioè è una differenza che è significativa (Bateson, 1979). Ma come fa un’informazione ad essere significativa? Solo, quindi, se la differenza viene percepita. L’informazione è, quindi, usando sempre i termini di Bateson, una “differenza captata”, una differenza che viene percepita da un organo sensoriale; dunque, l’informazione è una differenza che provoca una reazione nell’organismo, la più semplice delle quali è l’attivazione di un neurone. Per l’informazione, quindi, serve una differenza ed un recettore capace di recepirla: una chiave ed una serratura.
I sistemi sensoriali, quindi, non “portano” meccanicamente informazioni – perché le informazioni non sono “cose” – ma captano le differenze; i recettori permettono, così, che differenze, dall’esterno o dall’interno, diventino informazioni, ovviamente indipendentemente dal fatto che siano coscienti o inconsce.
La chiave è quindi un’informazione ed il recettore è la sua serratura. La differenza diventa informazione solo se esiste un recettore capace di captarla. Su questo si fonda, come sottolineavo precedentemente, la prospettiva costruttivista, secondo la quale la conoscenza dipende da colui che conosce, ovvero il conoscitore influenza il conosciuto. “La mente non conosce il mondo ma ne specifica uno” – sostiene Maturana. La conoscenza è una costruzione della mente.
Ma la differenza non è una “cosa”. È un rapporto. Come fa un’astrazione, come è la differenza, a interagire con la materia? È qui che si è impantanato Cartesio; infatti, non l’ha spiegata: ha semplicemente separato le “res cogitans” dalle “res extensa”.
La differenza non interagisce con la materia se non nel momento in cui si crea un accoppiamento strutturale, ovvero fintanto che non si determina una relazione tra le due; e quando parliamo di relazione, siamo, quindi, nel dominio “meta-fisico” del “meta ta fusika”, ovvero non di ciò che è ma di ciò che accade tra. Nell’incontro si genera qualcosa, un processo vitale.
Cos’è, quindi, una DHS? Un’informazione, una chiave, una differenza che fa la differenza per la serratura specifica, cioè per un sistema emotivo specifico. Una non esiste senza l’altra se non all’interno di una relazione tra individuo e ambiente, relazione che rappresenta la sostanza stessa dell’esistenza.
Nel paradigma olistico lo spirito non esiste senza la materia dal momento che lo spirito è una “qualità emergente dell’organizzazione della materia”; non è nelle cose ma accade trale cose e ci riporta, quindi, alla relazione tra gli elementi, piuttosto che all’essenza degli elementi.
La legge ferrea del cancro di Hamer ci spiega perché ci si ammala; tutto inizia in quel fenomeno denominato DHS. Ora sappiamo esattamente cosa succede in quel fenomeno, ma la comprensione della DHS ci porta di fronte a qualcosa che è molto di più che “l’etiologia di una malattia”. Ci mette di fronte ad una legge della natura ed, in quanto tale, ad una comprensione più profonda degli organismi viventi e del miracolo della vita. Per questo non esiste, né potrà mai esistere una terapia “preconfezionata” di Hamer: la Nuova Medicina Germanica non è un “metodo di cura” quanto una “prassi terapeutica” che scaturisce dalla consapevolezza di questo miracolo e del suo intrinseco divenire, specifico per ogni individuo, unico ed irripetibile, e che procede al di là dei giudizi di bene o male, o, come si usa in medicina, di “benigno” o “maligno”.
Ma la prassi terapeutica è un argomento sicuramente troppo importante per non diventare oggetto di approfondimento in un numero futuro di Psiche Cervello Organo.
BIBLIOGRAFIA
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Capra F. (1996), The Web of Life. Tr. it. La rete della vita, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1997.
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