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lunedì 2 luglio 2012

La psicoanalisi, una scienza empirica



Un esperimento che Sigmund Freud non avrebbe mai potuto immaginare 100 anni fa. Le neuroscienze dimostrano un legame tra conflitti inconsci e i sintomi del disturbo d’ansia, dando un supporto empirico alle sue teorie della psicoanalisi.

L’inconscio determina o influenza il disturbo d’ansia. Uno studio condotto da Howard Shevrin, professore emerito di Psicologia presso l’Università del Michigan, ha coinvolto 11 persone con disturbi d’ansia sottoposti a una serie di interviste di orientamento psicoanalitico da parte di un team di terapisti. Shevrin era alla ricerca di prove che validano con metodo scientifico i concetti freudiani come l’inconscio e la repressione, documentandoli mediante misure fisiche di attività cerebrale. I nuovi dati emersi dall’esperimento sostengono un nesso causale tra il concetto psicoanalitico noto come conflitto inconscio e i sintomi consci sperimentati da persone con disturbi d’ansia.
I disturbi d’ansia
Ansia e stress possono essere fenomeni quotidiani che sperimentano tutti (un esame, un colloquio di lavoro, una gara sportiva, ecc.), ma possono intensificarsi e presentarsi sottoforma di sindromi, aggravandosi fino a diventare una questione di psichiatria.  Ciò accade quando preoccupazione, nervosismo, irritabilità e agitazione diventano molto intensi, persistenti e non controllabili, al punto da compromettere la qualità della vita. In quel caso non si tratta quindi di un semplice disagio transitorio, ma di una reazione sproporzionata che interferisce con la quotidianità e i rapporti sociali. Esistono diverse tipologie di disturbi d’ansia, come ad esempio gli attacchi di panico, le fobie specifiche, il disturbo post-traumatico da stress o il disturbo ossessivo-compulsivo. Il disturbo d’ansia generalizzata non insorge necessariamente in risposta a stimoli esterni, anche se eventi stressanti possono aggravarne le manifestazioni. Proprio come la depressione, l’origine del disturbo d’ansia è legata all’alterato funzionamento di alcuni circuiti cerebrali, non ancora del tutto noti, ma per i quali esistono già trattamenti farmacologici, psicoterapeutici e di rilassamento.

La subliminale influenza dell’inconscio. Dallo studio, presentato all’Assemblea dell’Associazione Americana della Psicoanalisi, il team di ricercatori ha dedotto che i conflitti inconsci possono essere una concausa dei disturbi d’ansia. Per verificare questa correlazione, sono state selezionate dalle interviste alcune parole specifiche, correlate ai vari conflitti personali dei singoli individui. Questi termini sono stati poi ripresentati in maniera impercettibile (ovvero per una durata di circa 30 millisecondi) agli intervistati. Il metodo dei messaggi subliminali permette di far percepire alla mente delle parole, dei suoni o delle immagini senza che la persona se ne renda conto consapevolmente. È emerso che esiste un legame evidente tra gli stimoli inconsci e le reazioni consapevoli legate ai sintomi del disturbo d’ansia di cui soffrivano gli intervistati. «Questi risultati raccontano un caso interessante che mostra come i conflitti inconsci possono causare o contribuire ai sintomi d’ansia che il paziente sta vivendo», dice Shevrin e aggiunge, «questi risultati e i metodi della psicoanalisi e della psicologia cognitiva dimostrano che è possibile sviluppare una scienza interdisciplinare sulla teoria psicoanalitica, dimostrando fondamentalmente che concetti di psicoanalitica possono essere testati in modo empirico.»

Da Freud a Galilei
L’evoluzione della psicoanalisi da scienza umanistica a metodo scientifico. Al grande Freud capita sempre più spesso di avere ragione. I suoi meccanismi psicologici teorizzati sulla base di osservazioni, vengono interpretati e validati grazie alle nuove tecnologie. Da più di 40 anni, Shevrin applica metodi scientifici allo studio della psicoanalisi, guidando il suo team in un territorio che unisce le discipline delle neuroscienze, della psicologia cognitiva e della psicoanalisi. Un continuo progresso scientifico che, invece di smentire le interpretazioni umanistiche e letterarie dei filosofi-psiconalaisti del ‘900, conferma con dati sperimentali le vecchie teorie. Oggi, il lavoro degli scienziati esplora il territorio in cui neurobiologia, pensieri, emozioni e comportamenti si incontrano. A dare un peso maggiore alle ricerche condotte è il metodo scientifico, iniziato da Galileo Galilei, che impone l’analisi e la verifica di ogni teoria tramite evidenze empiriche e misurabili attraverso esperimenti. Nel 1968 Shevrin ha pubblicato il primo rapporto di risposte del cervello a stimoli visivi inconsci registrate con metodo scientifico, fornendo così una forte evidenza oggettiva per l’esistenza dell’inconscio nel momento in cui la maggior parte degli scienziati erano scettici riguardo alle idee di Freud. In questo stesso studio, ha mostrato che le percezioni inconsce vengono trattate in modo diverso rispetto alle percezioni consapevoli, un risultato coerente con le teorie di Freud su come funziona, appunto, l’inconscio. Le sue ricerche continuano a produrre risultati che permetteranno di comprendere sempre più a fondo i segreti profondi della mente umana.

Fonte: http://scienze.fanpage.it/la-psicoanalisi-una-scienza-empirica/

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