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martedì 11 settembre 2012

UE vieta le sementi tradizionali


Articolo di Maurizio Blondet ''' tratto dal sito www.effedieffe.com

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varieta' tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Fin dal 1998 e' in vigore una direttiva della Comunita' europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Cio' che i contadini hanno fatto per millenni e' diventato cosi, di colpo, un delitto (il matrimonio fra omosessuali e' invece legale). Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varieta' antiche e tradizionali ''' ne esistono di benemerite anche in Italia ''' che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.

La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversita'. Gia' nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l'attivita'. Invece l'attivita' e' continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Sicche' oggi, un'altra grossa societa' che l'ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d'appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre ''' esplicitamente ''' «la cessazione di tutte le attivita' dell'associazione», pericolosa per il business , alla faccia della liberta' d'opinione e d'azione. (lo spaccio di droghe, invece, sta per essere depenalizzato).



Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le liberta' possibili e immaginabili? Lo fa obliquamente. Se si chiede di includere queste varieta' nel catalogo ufficiale lo si ottiene ''' pagando profumatamente ''' e da quel momento diventa legale commerciarle. Il fatto e' che queste varieta' antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a sborsare per iscriverle nel catalogo. Ammettiamo che qualche buon samaritano lo faccia: dopo vent'anni, se nessuno le re-iscrive nel suddetto catalogo, comunque ne escono (e scambiarsele ridiventa un delitto).

Ovviamente, l'inghippo e' escogitato per favorire le multinazionali delle sementi, che hanno i soldi e l'interesse economico di iscrivere nel registro ufficiale i loro semi ibridi, OGM, di loro proprieta' o comunque brevettati. A causa di questa regolamentazione, accusa Semailles (un'altra associazione francese) «piu' dell'80% della biodiversita' e' scomparsa» dai campi europei.

Pardon, debbo correggermi: per iscrivere una semente nel catalogo ufficiale, pagare non basta. Occorre che la varieta' in oggetto risponda ai criteri di «Distinzione, Omogeneita' e Stabilita'» (DHS nella lingua di legno eurocratica), qualunque cosa cio' significhi. Ma cosa significano esattamente questi criteri discriminanti? «Implicano che le sementi siano pochissimo variate», rispondono a Kokopelli: «Solo varieta' ibride F1 o varieta' lignee quasi cloniche rispondono a questi criteri. Tali criteri sono stati stabiliti al solo scopo di aumentare la produttivita' nelle prassi di agricoltura industriale».

Gia': la Corte europea, nella sua motivazione , ha giustificato il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali con l'obbiettivo, che giudica superiore ad ogni altro, di ottenere «una accresciuta produttivita' agricola»; concetto che ripete per 15 volte nel testo. Quasi che l'Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite come il Bangladesh, bisognose di aumentare le loro rese alimentari. Due volte pero' la Corte giunge a sostenere che la legislazione proibizionista in vigore serve a scongiurare «la coltivazione di sementi potenzialmente nocive» (per contro, e' legale che gli oncologi somministrino ai malati di cancro chemioterapici tutti di altissima tossicita', fra cui la ciclofosfamide, definita «cancerogena» dall'Istituto Superiore di Sanita' italiano egt; chemio.pdf).

u appena il caso di notare che le sementi antiche e tradizionali sono gia' il risultato di una selezione ''' una selezione compiuta dagli esseri umani da diecimila anni ''' con l'ovvia conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria, e che queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni.

Ma e' questo il nucleo di «progressismo» che e' la dottrina ufficiale del potere eurocratico: l'esperienza plurimillenaria che l'umanita' si e' tramandata (la «tradizione») non conta nulla, non e' che tenebra e sospetta superstizione; l'ultima parola cui dar fiducia, in fatto di sementi, e' quella della «scienza», qual e' rappresentata da Monsanto, Syngenta e le relative lobbies da queste pagate).

Lo stesso Avvocato Generale della Corte europea (ossia il «suo» avvocato) ha fatto notare l'assurdita' di questo pretesto, rilevando giustamente che l'iscrizione obbligatoria al Catalogo non dichiara come scopo quello di proteggere i consumatori contro un qualche rischio sanitario o ambientale, a cui la legislazione vigente non fa' alcun riferimento. A dire la verita', la Corte ha preso la sua decisione contro il parere del suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principii della liberta' di esercizio dell'attivita' economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci. Uno dei tre dogmi del liberismo: non vige forse trionfalmente la «libera circolazione di uomini, merci e capitali»?

Ebbene, per una volta la Corte ha infranto il dogma ed ha dato torto alla sua Avvocatura Generale, altra cosa che non succede spesso, per non dire mai. Forse ''' chissa' ''' perche' la potente lobby dei sementieri, la European Seed Association, durante la procedura ha avuto modo di far conoscere alla Corte il suo disaccordo con l'opinione dell'Avvocatura Generale; come oggi si rallegra in un comunicato della totale convergenza della Corte con le sue vedute. Fortunata coincidenza. (CJEU confirms validity of European seed marketing legislation)

«Perche' non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti?», si domanda la sconfitta Kokopelli. Forse perche' non c'e' una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed e' giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varieta' di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili. L'agro-industria e le sue lobbies difendono la regolamentazione con l'argomento che essa permette di garantire il finanziamento della ricerca per specie «piu' resistenti e piu' produttive». Strano che in nome del libero mercato si pretenda la regolamentazione. La finanza invece, come ha preteso, e' stata completamente deregolamentata , sicche' oggi puo' vendere ogni genere di titoli tossici, titoli sub-prime e prodotti derivati, fino ai CDS, che consentono di assicurarsi contro il fallimento di qualcun altro, con cui non si ha parte, in pratica puntando sul suo fallimento. Stranissima poi l'invocazione della regolamentazione per favorire la ricerca; di solito la ricerca pretende di essere totalmente deregolata, manipolare i geni umani, ibridarli con geni di maiali, utilizzare feti abortiti (volete buttarli via?) per la famosa ricerca sulle cellule staminali che guarira' tutte le malattie.../p>

u il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea, che sta sostituendo i governi eletti dopo averli esautorati, resi irresponsabili e privati della sovranita' nelle decisioni che contano.

Per intanto, la drastica riduzione delle varieta' e la preferenza date alle artificiali che questa sentenza porta, non solo ridurra' ancor piu' la biodiversita', ma privera' l'alimentazione degli europei delle 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) immuno-attivanti, antio-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana che si trovano nelle verdure e frutta naturali, e che l'amico medico Giuseppe Nacci chiama «vitamine» in quanto fattori vitali (1). Gia' la coltivazione con fertilizzanti eccessivi «impedisce alle piante di assorbire dal terreno i minerali piu' importanti, come Selenio, Germanio, Ferro...raquo; per non parlare dell'impoverimento dovuto alla conservazione in celle frigorifere, o l'avvelenamento da pesticidi.

Ora diventa ogni giorno piu' chiaro che nelle verdure piu' comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, preventiva, a volte, contro il cancro. «Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche ''' scrive Nacci ''' puo' contenere 10 mila sostanze chimiche diverse, ognuna delle quali e' una 'vitamina', cioe' un fattore coenzimatico o un anti-ossidante. Cio' vale per tutte le verdure, gli ortaggi, i frutti, i tuberi...raquo;. Il sapore e l'odore che le specie antiche e tradizionali hanno piu' deciso rispetto alle moderne, spesso e' dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.

Quante meno sostanze contengono le poche varieta' permesse, uguali in tutto il mondo, non e' dato sapere. Non e' cosa che interessi la «ricerca» delle multinazionali.

D'accordo, non potrete piu' trovare quelle zucchine bitorzolute che coltivava vostro nonno, e' diventato reato piantare quel certo pomodoro, quel broccolo che aveva tutt'altro sapore. Poco male, le vostre liberta' aumentano di giorno in giorno. Se siete culattoni, potete sposarvi in molti Paesi europei avanzati, e presto anche in Italia. E presto potrete comperare la cocaina in tabaccheria, e se i cancerologi non vi ammazzano prima, esigere l'eutanasia, finalmente liberalizzata. L'interesse pubblico e' salvo.

1) Giuseppe Nacci, «Diventa medico di te stesso», Editoriale Programma, 334 pagine, 19 euro. Impressionante l'elenco contenuto in questo libro di sostanze presenti nei vegetali, di cui e' stata appurata l'attivita' salutare. Oltre al menadione (vitamina K), inositolo (vitamina I), stigmasterolo (vitamina M), l'acido tiuotico (vitamina N), gli isprenoidi sono almeno 200, i bioflavonoidi 5 mila. E ancora: indoli glucosinati (nel cavolo), llecitine, stilbeni, (Resveratrol), tannini, terpeni, fito-enzimi proteolitici, minerali organici.../p>

Fonte: http://criticamente.it/index.php/news/43-denunce/22607-ue-vieta-le-sementi-tradizionali

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